L’INVESTIGATORE PRIVATO Prospettive, requisiti e punti critici di un mestiere fuori dal comune
L’idea affascina sempre più persone, soprattutto di giovane età, ma quello dell’investigatore privato non è un gioco, è un mestiere che come tale richiede competenze e modalità d’azione ben precise. E
che spesso si dimostra meno avventuroso e dinamico di quanto raccontino i telefilm. Un esperto del settore spiega agli aspiranti Magnum P.I. come i luoghi comuni su questa professione siano da sfatare e suggerisce percorsi e metodi di lavoro.
Si tratta di Angelo Galluzzi, 34 anni; da 13 fa l’investigatore privato a Monza, una passione maturata nell’ambito familiare.
Cosa fa, in sostanza, l’investigatore privato?
Obbiettivo principale di questa professione è di carpire con strumenti idonei e spesso sofisticati le informazioni che i clienti vogliono ottenere. L’attività si svolge tra pedinamenti, appostamenti, interviste, bonifiche ambientali e soprattutto ricerche nei pubblici uffici.
Qual è il “campo d’azione”?
Si opera in diversi settori, dagli studi legali per la ricerca di debitori, sino alla raccolta di documentazioni per la difesa penale. L’investigatore opera spesso per conto delle aziende, nell’ambito del controspionaggio industriale per la tutela e difesa di marchi e brevetti; oppure nel campo privato, quando per esempio compie verifiche sullo stato patrimoniale coniugale, espletando un servizio di controllo e sorveglianza di familiari. Si attiva anche per la ricerca di persone scomparse e non è raro che la sua attività lo porti a collaborare con le forze dell’ordine.
Quali strumenti o apparecchiature utilizza?
Il primo strumento, oltre alle abilità e capacità personali, è la macchina fotografica che deve essere di
ottimo livello: una reflex digitale con teleobiettivo. Si aggiunge una fotocamera di ridotte dimensione facilmente trasportabile ed occultabile; una videocamera e attrezzature di bonifiche ambientali e telefoniche. Ormai, inutile dirlo, sono diventati indispensabili un computer portatile, un collegamento on line e il telefono cellulare per consultare e reperire in ogni istante le informazioni. Non è indispensabile, invece, il porto d’armi.
Parliamo dei requisiti necessari…
Purtroppo la normativa vigente è poco chiara e spesso lascia spazio all’iniziativa di investigatori privati
caserecci. Il margine d’azione dell’investigatore privato è un argomento delicato da affrontare e le
istituzioni latitano nell’affrontare la questione. In generale occorre dimostrare un’esperienza presso altre agenzie come collaboratore, ma in sostanza è sufficiente una documentazione, spesso poco precisa, per poter presentare domanda presso la prefettura di competenza territoriale, la sola autorizzata a rilasciare la Licenza di Investigatore Privato.
In sintesi, i requisiti richiesti sono la nazionalità italiana, il certificato dei carichi pendenti “pulito”, l’idoneità dei locali a disposizione di proprietà o in locazione (almeno un locale di attesa, un bagno, un
ufficio per ricevimento clienti), la licenza presso il commissariato di polizia competente territorialmente.
Consegnata la documentazione, dopo un lasso di tempo non definito (molte volte anche un anno di attesa) si riceve dalla prefettura l’autorizzazione ad esercitare la professione contestualmente alla
licenza di Investigatore Privato.
A questo punto occorre l’apertura della partita Iva e quindi l’iscrizione alla Camera di commercio.
Titoli di studio?
E’ molto utile, per svolgere questa attività, un corso di laurea, anche breve. Lauree in materie giuridiche non solo agevolano la propria domanda alla prefettura, ma aumentano anche il proprio bagaglio culturale che frequentemente torna utile nello svolgere la professione.
Conoscere le leggi è importante per l’ investigatore: gli consente di evitare gravi errori e lo supporta
nelle spesso delicate fasi della sua attività.
I vari corsi da investigatore privato che si trovano sul mercato possono offrire qualche spunto, ma non sono riconosciuti dalla Pubblica amministrazione.
Per concludere, consiglierebbe ai giovani questa professione?
Solo a determinate condizioni. E’ un’attività pericolosa per chi non ha esperienza, quindi la sconsiglio
vivamente a chi vuole improvvisarsi investigatore. Certamente poi non bisogna farsi condizionare dallo stereotipo dell’investigatore privato cinematografico. Spesso infatti il lavoro è noioso e impone molti sacrifici nella vita privata.
Agli inizi la situazione economica è molto svantaggiosa anche per via della forte concorrenza e solo la propria professionalità e la capacità personale possono far capovolgere la situazione. Per svolgere questa professione, insomma, occorre amarla, essere disposti a scattare in qualsiasi istante squilli il
telefono, notte e giorno, ad avventurarsi in casi intricati, in appostamenti infiniti. A dedicare giornate
intere a sfogliare libri come topi da biblioteca, e a passare nottate intere a bonificare ambienti…
Sono queste le condizioni di vita che aspettano chi si avventura in questa professione ed è necessario non dimenticarlo.