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Erborista
L’erborista

Esperto di piante, ma un po’ psicologo




ErboristaÈ l’esperto di piante ed erbe e sa come utilizzarle per la cura dei piccoli disturbi fisici. Ma spesso è anche un po’ medico, un po’ farmacista e persino un po’ psicologo. Potrebbe essere descritta così la professione dell’erborista anche se Alessandra Ruscitti, 32 anni, dottoressa in tecniche erboristiche e addetta in un’erboristeria della provincia di Milano, ci tiene a precisare che chi vuole fare il suo mestiere deve avere prima di tutto ben chiaro il proprio ruolo.


“Secondo la legge – dice – noi siamo dei consiglieri di integratori alimentari per quei soggetti che dichiarano di avere dei piccoli problemi di natura fisica. E dobbiamo stare attenti a mantenerci sempre dentro tale ambito perché se pensassimo di essere dei medici sbaglieremmo parecchio”.


Tuttavia è indubbio che il mestiere dell’erborista riguarda la sfera del benessere psicofisico delle persone e quindi richiede delle competenze specifiche.


“Quello che facciamo – spiega Alessandra – è qualcosa che non ha niente a che vedere con malattie o diagnosi mediche. Però quando una persona viene da noi e dice di avere mal di pancia dobbiamo essere capaci di interpretare la natura del problema e di individuare il rimedio giusto. Non prescriviamo una cura, ma consigliamo rimedi naturali volti a prevenire quel disturbo. Per rimanere all’esempio del mal di pancia dobbiamo anzitutto saper distinguere i bruciori di stomaco dall’aver mangiato pesante e, di conseguenza, consigliarela sostanza appropriata che può essere somministrata attraverso capsule, liquidi, gocce, sciroppi o pomate e unguenti”.


Quello del riconoscimento legislativo, dunque, è un problema di primaria importanza per chi svolge professioni di questo tipo.


“Per questo sarebbe necessario rivedere un po’ il quadro normativo – aggiunge ancora Alessandra – perché non siamo dei commessi che vendono semplici maglioni. Anche se solo con rimedi naturali e utilizzando le proprietà di piante ed erbe, andiamo comunque a toccare un aspetto che riguarda la salute delle persone, che è sempre una materia delicata. Ad esempio, non possiamo consigliare certi prodotti a chi soffre di diabete, rischieremmo di incorrere in guai da un punto di vista legale. Oltre che maggiormente riconosciuti come figure professionali, quindi, dovremmo essere anche più tutelati”.


In quest’ottica, un altro problema deriva dal fatto che sia per fare l’erborista che per aprire un’erboristeria non è necessaria una laurea. “Non vi è l’obbligo del titolo di studio – spiega ancora Alessandra Ruscitti, che oltre alla laurea di primo livello ne ha conseguita anche una specialistica in naturopatia – però è vero che, specialmente negli ultimi anni, ha più possibilità di essere preso in considerazione un laureato rispetto a chi non ha un titolo di studio specifico.


Invece, per mettersi in proprio, è necessario conseguire una sorta di patentino che viene rilasciato dopo


aver seguito un apposito corso e avere sostenuto un esame alla Camera di commercio”.


I costi per aprire un’erboristeria sono comunque piuttosto elevati tanto che per molti laureati, compresa Alessandra, rimane una scelta difficilmente praticabile. “Per me – dice – sarebbe un sogno essere titolare di un esercizio tutto mio. È necessario un grosso investimento iniziale e poi io affianchereil’erboristeria a uno studio naturopatico.


Con questo mi occuperei più di mantenimento ricorrendo a quelle tecniche naturali che stimolanonella persona la capacità di prendersi cura della propria salute come massaggi, rilassamento, riflessologia, fiori di Bach, meditazione e cristalloterapia”.


Il contatto umano e il rapporto con il cliente sono tra gli aspetti più significativi di questo lavoro. “È bello – conclude Alessandra – essere di aiuto e supporto alle persone. Quando un cliente che si era rivolto a me poi ritorna ringraziandomi perché ciò che gli avevo consigliatogli è stato utile provo sempre una piccola soddisfazione.


E poi, lavorando in un centro piccolo, mi capita di avere a che fare più o meno con le stesse persone


e questo mi ha permesso di costruire delle relazioni fondate su un rapporto di fiducia che mi aiuta parecchio nello svolgere il mio compito”.

    





 

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